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Molto
frequentemente le presentazioni di acqueforti
sono accompagnate dalla descrizione della
raffinata tecnica con cui queste vengono
realizzate.
Anche noi riteniamo utile farlo, limitando però
all'essenziale l'informazione generale e
concentrando l'attenzione sugli aspetti che
caratterizzano le acqueforti di Giorgio Ferrari e
di Silvia. |
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La tecnica dell'acquaforte
prende il nome dalla vecchia
denominazione dell'acido nitrico; è
quasi sempre quest'acido, infatti, quello
usato per incidere chimicamente il solco.
L'artista impiega una lastra
(generalmente di rame o zinco) e la
protegge con uno strato di cera, quindi,
disegnando con una punta, asporta lo
strato protettivo, aprendo così la via
all'acido che, attraverso i segni
intagliati, può raggiungere il metallo
della lastra ed inciderlo.
Questa tecnica fondamentale può essere
integrata (o sostituita ) con altre e
diverse tecniche d'incisione quali l'acquatinta, la puntasecca, la ceramolle, la mezzatinta, ecc. |
Di particolare importanza
l'acquatinta che consente di ottenere
sulla lastra delle aree definite di
"granitura" che - per effetto
dell'accostamento più o meno fitto di
punti più o meno incisi - lasciano in
fase di stampa delle campiture di diversa
tonalità che danno maggior volume alle
figure e differenziazione ai piani
dell'immagine.
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Ottenuta
la lastra matrice questa viene inchiostrata,
pulita superficialmente dell'eccedenza di
inchiostro ed infine viene passata sotto un
torchio a mano, unitamente ad un foglio di carta
inumidita che - per effetto della pressione -
rileva l'inchiostro lasciato nei solchi della
lastra stessa e riporta specularmente l'immagine
incisa.
Le incisioni possono essere stampate con un solo
colore o con più colori su di una stessa
lastra oppure ancora con diversi colori e diverse
lastre. |
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Giorgio
Ferrari e Silvia usano molto l'acquatinta. Molte
delleloro incisioni sono eseguite unicamente con
questa tecnica. Non solo per ottenere riempimenti
di aree di sfondo ma anche per comporre e dare
corpo all'immagine.
Attraverso diversi passaggi (a volte anche una
decina) - ognuno dei quali comporta la
"copertura" delle aree che ritengono
sufficentemente morsurate e il lasciare scoperto
per le successive morsure le aree che vuole siano
più scure - le loro lastre acquistano una
ricchezza di effetti di chiaroscuro che rendono
caratteristiche e riconoscibili le loro
acqueforti.
Per evitare che questi delicati effetti possano
essere "consumati", copia dopo copia,
durante l'inchiostratura e la pulizia della
lastra per la stampa, le lastre vengono trattate
in un laboratorio per l'acciaiatura. Così
indurite e protette garantiscono una costante
qualità di immagine ed una limpidezza che è
fondamentale per la successiva fase
dell'acquarellatura. |
| Quasi
sempre, infatti le acqueforti di Giorgio Ferrari
e Silvia vengono completate con
un'acquarellatura. |
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